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Ecco come combattere il caldo!!!
 Finalmente scoperto il metodo per fronteggiare l'ondata di gran caldo che in questi giorni sta mietendo vittime in tutta Europa! Il suggerimento brillante e perspicace arriva direttamente dal nostro governo in particolare dal ministro della salute Livia Turco! "Il caldo si combatte anche con un abbigliamento adeguato. Per questo motivo, il ministro della Salute, Livia Turco ha invitato "tutti gli uffici pubblici e privati italiani a proporre ai propri dipendenti di non usare la cravatta durante le ondate di calore come quella che sta attraversando parte della penisola in questi giorni". Togliere la cravatta, ricorda il ministero, "produce infatti un immediato abbassamento della temperatura corporea valutabile tra i 2 e i 3 gradi centigradi, con beneficio dell'organismo e con conseguente minore necessità di refrigerio permettendo un più oculato uso del condizionamento artificiale dell'aria, (siete i soliti italiani spendaccioni che non rispettano neanche il protocollo dei protocolli (Kyoto) ndr.)a tutto vantaggio del risparmio energetico e della tutela dell'ambiente". FontePeccato che le temperature in questi giorni stiano raggiungendo i 40-45° e chissà se gli anziani italiani (indossano le cravatte? Anche le donne?) se la sentiranno di spegnere il condizionatore (se ce l'hanno). Ma comunque anche se non volessero spegnerlo, ci pensa l'Enel a  staccare la spina per un po', lasciando queste persone sotto cottura per qualche oretta. Ma non preoccupatevi, se il black out durerà "più del dovuto" (quale sarà poi il "più" chissà...) cari anziani defunti, state tranquilli, il governo ha istituito un fondo speciale (pagato con tagli agli stipendi degli "onorevoli"), verrete rimborsati cosicché alla prossima ondata di caldo potrete recuperare il fresco perduto! Nel frattempo il bombardamento mediatico e il lavaggio del cervello, avanzano incondizionati su vari fronti: incendi, morti per caldo, temperature oltre ogni record, scioperi di dipendenti per il troppo caldo. In Romania ( fonte) ci sono stati 18 morti mentre in Bulgaria il caldo è arrivato a 44°. In Italia è allarme rosso nelle grandi città per le fasce più a rischio, anziani, malati e bambini. Ma l'emergenza ha una portata più vasta di quella legata alle ondate di calore. Il clima è sotto stress e le stime parlano in Italia di un aumento della mortalità del 3% per ogni grado di crescita della temperatura media nazionale. Questo significa che in una città come Roma, considerando la media giornaliera di 50 morti al giorno, sono possibili fino a 2 morti al giorno in più per gli effetti dei cambiamenti climatici. In Sicilia alcuni stabilimenti hanno deciso di mandare a casa i propri dipendenti e di fermare gli impianti. Nel Petrolchimico di Priolo e a Gela sono stati mandati a casa centinaia di lavoratori delle ditte dell'indotto. A Termini Imerese, buona parte degli operai della Fiat ha rinunciato alla paga per tornare a casa. Attraverso i sindacati, hanno comunicato alla direzione che scioperavano per il troppo caldo e poi hanno lasciato la fabbrica.
Dal fronte incendi, l'Italia viene arsa da mani dolose. Chi saranno poi questi piromani chissà... Forse persone interessate al disboscamento per incrementare l'avanzamento del cemento? E quindi il giro di mazzette pagate ai politici? Chissà. La Protezione civile è intervenuta contro sette vasti roghi, soprattutto in Sicilia, Calabria, Abruzzo e Sardegna.  Intanto mentre c'è chi sceglie il tema "caldo" per farne un concorso fotografico, (non male come idea magari per pubblicizzare qualche condizionatore d'aria!) noi rimaniamo dubbiosi sul consiglio del nostro ministro Livia Turco e, invece di un paio di gradi in meno, preferiamo indossare la nostra cravatta preferita e le facciamo i complimenti per la fantasia e l'originalità con cui ci prende per i fondelli! Etichette: black out, caldo, incendi
RISCALDAMENTO GLOBALE E ALTRE AMENITÀ
Catastrofi, terremoti, inondazioni, avete visto il film "Una Scomoda Verità" di Al Gore (con la collaborazione della nota lobby) sui cambiamenti climatici? Il film è un po' di parte. Piega spesso i dati a favore della tesi, e questo non è corretto. Cerchiamo di capirci: è evidente che il clima del pianeta sta cambiando. E' anche sicuro che l'inquinamento non fa bene, ci mancherebbe, così come è sicuro che le scie chimiche ed i probabili esperimenti di guerra meteorologica correlati non sono un toccasana, anzi. Eppure non è solo il nostro pianeta che sta cambiando. Su Plutone la pressione è aumentata del 300% negli ultimi 15 anni, ergo riscaldamento. Si sono verificati cambiamenti nell'atmosfera di Giove. Abbiamo assistito alla riduzione della calotta glaciale su Marte, ergo riscaldamento (approfondimento qui). Che sia il sole, come ipotizzano alcuni astrofisici, o che sia una nube interstellare di passaggio, poco importa. Il fatto rilevante è che il surriscaldamento e gli sconvoglimenti climatici sono un fattore comune nel sistema solare, per quanto ci è dato di osservare. Non ci sono i SUV su Marte! E allora qualcuno ci spieghi cosa cazzo si sta inventando Al Gore con il supporto dei Rotschild. Certo, il global warming è un ottimo cavallo di battaglia per un po' di cosette: * stendere ancora un po' di vaselina sulla ormai prossima tassa globale che, secondo alcuni, potrebbe aprire la strada ad un governo globale per il nuovo ordine mondiale. * convincerci che le scie chimiche sono utili perchè riflettono i raggi del sole * nella migliore delle ipotesi, è un ottimo argomento per seminare il terrore nella popolazione. E' la minaccia perfetta, incombente su noi ed i nostri figli. E in più, la alimentiamo con i nostri gesti quotidiani! La prossima Grande Paura, funzionale all'obbedienza. Spaventato e preoccupato, il gregge disorientato esegue senza fiatare. Ci sembra di sentirli, i nostri amici di sempre, mentre conducono questa nuova operazione. Mentre ci guardano attraverso le finestre sapendo di non essere ascoltati, dalle loro stanze fortificate si leva una voce greve da attore, stabile fuori ma insicura dentro, che declama pressappoco così: ------------------------------------------------ O Gregge Disorientato! Guarda nel maxischermo, ascolta nel dolby surround, tocca con mano la tua prossima Grande Paura: Il Riscaldamento Globale (r)! E' la nostra ultima e più recente produzione. Ne andiamo particolarmente orgogliosi. Ti abbiamo preso in giro per trent'anni con la Guerra Fredda (c) , e tu hai avuto paura. Poi è giunto il nuovo millennio. Tu speravi in un mondo migliore. Anche noi, e così ti abbiamo dato il nostro personale messaggio di benvenuto: spaventandoti a morte. Il Terrorismo Islamico (tm) è stata la migliore delle nostre produzioni. Nessuno è al sicuro. Colpisce ovunque. E tu hai paura. Trema, gregge, trema! Ma perchè non tremi più come prima? Forse le nostre produzioni danno segni di stanchezza. Eppure ci siamo impegnati. Dal 9/11 abbiamo realizzato numerosi sequel pensati apposta per te: a Madrid, a Londra, dove abbiamo anche concesso il bis. Abbiamo scelto accuratamente la numerologia delle date (anche se tu non lo sapevi). Senza contare tutte le apparizioni televisive del Principe del Terrore e del suo vice! Perchè non reagisci più come una volta? Ti stiamo forse annoiando? Abbiamo anche aggiunto l'interattività per farti sentire protagonista: negli aeroporti ti facciamo ispezionare accuratamente, ti costringiamo a girare con la bottiglietta dell'acqua chiusa in uno scomodo sacchetto trasparente, ti facciamo togliere le scarpe. Ci siamo perfino inventati i medici terroristi! Ma tu niente, non ti agiti più di quel tanto. Pieghi la testa e tiri avanti. Va bene l'obbedienza, ma a noi serve soprattutto la tua paura. Forse il Terrorismo Islamico (tm) non tira più? Che si stia avvicinando la data di scadenza? Nel dubbio, introduciamo la nostra prossima produzione, la tua prossima Grande Paura: il Riscaldamento Globale (r). Questa volta abbiamo inserito un elemento del tutto nuovo, dal quale ci aspettiamo molto. Il nuovo elemento è il Senso di Colpa. Per la prima volta nella storia delle nostre produzioni, tu - come singolo inquinatore e come gregge - sei responsabile della tua paura, delle tue ansie, del tuo peggiore incubo. Tu sei il protagonista. Tu sei il tuo nemico. Non è fantastico? O gregge disorientato, tu devi avere paura. Altrimenti prima o poi farai senza di noi. E questo non possiamo permetterlo. ------------------------------------------------ Decidiamoci a mandarli a casa con le buone, che hanno rotto. Ricordiamoci che il potere è nostro. Vostro, Felice Capretta (Tratto da http://scie-chimiche.blogspot.com/) Etichette: al gore, riscaldamento globale, una scomoda verità
Il rapporto sul clima? Non scienza ma ideologia
di Fabrizio Proietti Domani a Parigi la presentazione del documento sul riscaldamento globale. Molti esperti si dissociano: «La politica ha troppa influenza». [Da «Libero», 01 febbraio 2007] È stato descritto come "la pistola fumante", la prova definitiva delle catastrofi prossime venture causate dal riscaldamento globale, a meno che non si agisca immediatamente. Ma il Rapporto sui cambiamenti climatici che verrà presentato domani a Parigi sarà piuttosto "il fumo senza la pistola", una vera e propria truffa ben organizzata ai danni dell’opinione pubblica con la complicità di politici e giornalisti. Gli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato inter-governativo sui cambiamenti climatici, istituzione nata in sede di Nazioni Unite) non presenteranno infatti il tanto atteso Quarto Rapporto, che consta di tre volumi per un totale di 1600 pagine, ma soltanto 12 misere pagine di «sintesi per i politici». Si tratta di un bel piatto pre-confezionato in cui si descrivono gli scenari apocalittici cui il pianeta sta andando incontro con la raccomandazione di prendere immediatamente una serie di decisioni politiche che poi – a vedere bene - hanno l’obiettivo di fare schizzare alle stelle i costi dell’energia e frenare le economie occidentali. Il bello è che nessuno potrà verificare l’esattezza di quei dati scientifici, perché il vero Rapporto - nonché l’abstract delle diverse sezioni - sarà tenuto segreto fino a maggio. Soltanto fra tre mesi infatti il Quarto Rapporto sui Cambiamenti climatici sarà reso pubblico, quando ormai l’effetto voluto dall’IPCC sarà raggiunto, con la massima pressione sui governi e sui politici che ancora resistono al Protocollo di Kyoto e alle altre misure dell’ambientalismo radicale. Il fatto curioso è che in questi tre mesi il Rapporto sarà “rivisto e revisionato”, secondo quanto scritto nel documento dell’IPCC che spiega le procedure del Comitato. In che senso sarà rivisto? Ce lo spiega ancora, in modo inquietante, il documento dell’IPCC: “I cambiamenti fatti dopo l’approvazione del gruppo di lavoro (quello riunito da lunedì a Parigi, ndr) saranno quelli necessari per assicurarne la conformità alla Sintesi per i politici”. In pratica, prima si fa la sintesi per i politici, poi si aggiustano i dati per confermarla. Procedimenti inattendibiliSi converrà che è un procedimento ben strano per un rapporto scientifico. Normalmente si dovrebbe presentare lo studio, così che altri scienziati possano verificarne l’attendibilità attraverso l’esame del metodo, dei dati, del procedimento usato. Poi eventualmente i politici decidono di come tenere conto di tali risultati. E invece qui si fa il contrario. Troppo inusuale e contrario a ogni logica e al semplice buon senso per non farsi assalire dai dubbi. Dubbi che diventano certezza quando si va a indagare un po’ meglio sull’IPCC e si scopre che illustri scienziati, desiderosi di fare soltanto scienza e non politica, sono stati emarginati o costretti alle dimissioni proprio dai vertici dell’IPCC, in particolare da quelli che si sono insediati nel 2002, a cominciare dal segretario Rajendra Pachauri. Lo dimostra la lettera con la quale Christopher Landsea annuncia il 17 gennaio 2005 le sue dimissioni dall’IPCC. Landsea, del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), è uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali e aveva già partecipato alla stesura del Secondo (1995) e Terzo (2001) Rapporto dell’IPCC, dove veniva chiaramente dimostrato che il riscaldamento globale non ha alcun effetto sull’attività e la frequenza degli uragani, il cui andamento ciclico è rimasto invariato in questi decenni e presumibilmente lo rimarrà nei prossimi. Senonché il 24 settembre 2004 Landsea salta dalla sedia quando le maggiori tv del mondo (con agenzie e giornali al seguito) rilanciano le dichiarazioni di Kevin Trenberth - lo scienziato nominato Autore Principale del capitolo cui lo stesso Landsea lavora - che in una conferenza stampa appositamente convocata afferma a nome dell’IPCC che gli uragani che stavano investendo le coste americane in quel periodo erano dovuti al riscaldamento globale. Verificate attentamente le fonti, cioè la registrazione integrale delle dichiarazioni di Trenberth, Landsea ingaggia una fitta corrispondenza con i vertici dell’IPCC per chiedere spiegazione di tali affermazioni che contraddicono chiaramente sia le conclusioni degli scienziati dell’IPCC sia tutta la letteratura scientifica sull’argomento. Sconcertanti le risposte del segretario dell’IPCC, Rajendra Pachauri, che minimizza parlando di esagerazioni dei giornalisti (anche all’ONU è sempre colpa dei giornalisti!) e del diritto degli scienziati a dire la propria idea. Landsea prova a replicare con l’evidenza dei fatti: i giornalisti hanno riportato esattamente quanto detto e Trenberth ha parlato a nome dell’IPCC e non a titolo personale. Ma è evidente che si trova davanti a un muro di gomma, perciò deve scegliere: vendere la sua credibilità scientifica e umana per rimanere nell’Olimpo degli scienziati “ufficiali” del clima - quelli che vanno in tv e vengono pagati a peso d’oro dall’ONU - o rimanere uno scienziato vero e dimettersi. Landsea sceglie la seconda strada ma spiega anche ai suoi colleghi che cos’è veramente l’IPCC e perché al prossimo uragano ci spiegheranno ancora che è tutta colpa del riscaldamento globale causato dall’uomo. Il caso Landsea non è però unico. Proprio poco dopo le dimissioni di Landsea, in Gran Bretagna il professor David Henderson, capo economista all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ha testimoniato davanti alla Camera dei Lord per dimostrare i clamorosi “errori” nei modelli matematici usati dall’IPCC per svolgere le proiezioni sui futuri incrementi di temperatura, al punto che “l’IPCC non deve essere vista come una fonte scientificamente rappresentativa e autorevole”. In precedenza, un altro noto climatologo, John Zillman, australiano, si era dimesso dall’ufficio di presidenza dell’IPCC (dove aveva seduto per molti anni) denunciandone la deriva ideologica. Ed è facile individuare proprio in Pachauri, il segretario dell’IPCC, uno dei massimi responsabili di questa deriva. Più volte Pachauri, ignorando il suo ruolo istituzionale, si è presentato come un attivista dell’ambientalismo che imputa all’uomo ogni problema del pianeta. Ad esempio, alla fine del 2004 firmò l’introduzione al rapporto allarmista stilato dalla britannica New Economics Foundation dichiarando poi all’agenzia Reuters che sperava che il prossimo Rapporto dell’IPCC (quello di cui si parla in questi giorni) “producesse un messaggio molto più forte”. Detto fatto. Pachauri – e chi lo sostiene al vertice dell’IPCC – ha ottenuto quanto desiderato. Ma attenzione: non è scienza, è ideologia e politica. E una truffa ai nostri danni. © Libero «Io, scienziato, svelo la truffa dell’IPCC» [Dal sito Svipop: sviluppo e popolazione]di Chris Landsea Quello che segue è il testo integrale della lettera inviata dal professor Chris Landesa, uno dei massimi esperti mondiali sugli uragani, ai suoi colleghi scienziati il 17 gennaio 2005 per spiegare le sue dimissioni dall’IPCC in seguito alla grave manipolazione dei dati scientifici da lui elaborati. Cari colleghi, dopo alcune prolungate riflessioni, ho deciso di ritirare la mia partecipazione al IV Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Ho deciso di ritirarmi perché mi sono reso conto la parte dell’IPCC che si avvale della mia esperienza è diventata politicizzata. Inoltre, quando ho espresso le mie preoccupazioni alla direzione dell’Ipcc, la loro risposta è stata semplicemente quella di ignorare i miei rilievi. Con questa lettera aperta alla comunità, desidero spiegare i fondamenti della mia decisione e mettere in luce cioò che io vedo come un problema nel procedimento dell’IPCC. L’IPCC è un gruppo di ricercatori provenienti da ogni parte del mondo che ogni qualche anno sintetiza come il clima sta cambiando e come potrebbe essere alterato in futuro a causa del riscaldamento globale provocato dall’uomo. Io sono stato sia l’autore del capitolo delle “Osservazioni” sia il recensore del Secondo (1995) e del Terzo (2001) Rapporto di Valutazione, principalmente sull’argomento dei cicloni tropicali (uragani e tifoni). Più in generale, il mio libro sugli uragani e i cicloni tropicali è stato ampiamente citato dall’IPCC. Per l’imminente IV Rapporto (AR4), diverse settimane fa mi è stato chiesto dall’autore principale del capitolo “Osservazioni” – dottor Kevin Trenberth – di scrivere la sezione sugli uragani dell’Atlantico. Come ho fatto in passato, ho dato la mia disponibilità all’IPCC per quello che penso essere un importante – e politicamente neutrale – contributo alla determinazione di ciò che sta accadendo al nostro clima. Poco dopo la richiesta, lo stesso dottor Trenberth ha partecipato a una conferenza stampa organizzata da alcuni scienziati ad Harvard sul tema “Gli esperti danno l’allarme sul riscaldamento globale come causa dell’intensificazione dell’attività degli uragani”, dando anche una serie di interviste sul tema. Il risultato è che ci sono stati molti servizi giornalistici che hanno spiegato la stagione 2004 degli uragani dell’Atlantico, molto intensa, con una causa antropogenica, ovvero con i gas serra prodotti dall’uomo. Aascoltando e leggendo le trascrizioni di questa conferenza stampa e delle interviste, è chiaro che il dottor Trenberth è stato accuratamente citato e sintetizzato nelle sue dichiarazioni senza tradire il suo pensiero. Questi servizi dei media hanno avuto il risultato di offrire la percezione che il riscaldamento globale abbia provocato un intensificarsi e aggravarsi dell’attività degli uragani. Sono rimasto molto perplesso vedendo che i partecipanti alla conferenza stampa di Harvard erano arrivati alla conclusione che il riscaldamento globale sta avendo un impatto sull’attività odierna degli uragani. Che io sappia, nessuno dei partecipanti alla conferenza stampa ha mai condotto una ricerca sulla variabilità degli uragani né hanno mai citato qualsiasi nuova ricerca sull’argomento. Tutte le ricerche precedenti e attuali sulla variabilità degli uragani hanno dimostrato che non c’è alcuna tendenza a lungo termine all’aumento della frequenza e dell’intensità dei cicloni tropicali, né nell’Atlantico nè in nessun altro bacino. Anche i Rapporti dell’IPCC del 1995 e del 2001 concludevano che non c’era segno di riscaldamento globale nell’attività degli uragani Inoltre, c’è una forte evidenza supportata dai più recenti attendibili studi in materia che qualsiasi impatto futuro del riscaldamento globale sugli uragani sarà molto limitato. Gli ultimi risultati del “Geophysical Fluid Dynamics Laboratory” (Knutson e Tuleya, Journal of Climate, 2004) suggeriscono che, intorno al 2080, gli uragani potrebbero avere venti e una piovosità più intensa del 5% rispetto ad oggi. E si considera che anche questo piccolo cambiamento da qui alal fine del XXI secolo può essere un’esagerazione (Micheels, Kneppenberger e Landsea, Journal of Climate, 2005). Non capisco perché i miei colleghi utilizzino i media per avvalorare l’insostenibile tesi che la recente attività degli uragani sia dovuta al riscaldamento globale. Dato il ruolo del dottor Trenberth come Autore Principale dell’IPCC, responsabile della preparazione del testo sugli uragani, le sue affermazioni pubbliche così distanti dalla attuale conoscenza scientifica, mi hanno portato a ritenere che sarà molto difficile che il processo dell’IPCC possa andare avanti con obiettività a proposito dell’attività degli uragani. Io penso che quando delle persone si identificano con l’IPCC e fanno affermazioni così lontane dall’attuale conoscenza scientifica, ciò minerà la credibilità della scienza dei cambiamenti climatici e nel lungo termine diminuirà il nostro ruolo nelle politiche pubbliche. Le mie preoccupazioni vanno oltre le azioni del dottor Trenberth e dei suoi colleghi, e riguardano il modo in cui egli e altri responsabili dell’IPCC hanno risposto alle mie considerazioni. Prima dell’evento mediatico, ho avvisato il dottor Trenberth fornendogli una sintesi dell’attuale conoscenza scientifica nella ricerca sugli uragani. E sono stato molto deluso quando, dopo aver dimostrato la manipolazione delle scienze climatiche e invocato l’intervento autorevole dell’IPCC, la direzione della stessa IPCC ha sminuito le mie preoccupazioni. In particolare la direzione dell’Ipcc ha detto che il dottor Trenberth parlava a titolo personale anche se era stato presentato alla conferenza stampa in qualità di autore principale dell’IPCC; mi è stato detto che i media avevano esagerato o travisato le sue parole, anche se la registrazione della conferenza stampa e delle interviste racconta una storia ben diversa (e disponibile direttamente sul web); e che le parole del dottor Trenberth riflettevano accuratamente le conclusioni del Terzo rapporto, anche se è evidente che il Terzo rapporto dice chiaramente che non c’è alcuna relazione tra il riscaldamento globale e l’attività degli uragani. La direzione dell’Ipcc perciò non vedeva alcun problema nelle infondate affermazioni del dottor Trenberth ai media, malgrado il suo ruolo imparziale che dovrebbe avere come autore principale del prossimo Quarto Rapporto. E’ certamente vero che “i singoli scienziati hanno il diritto di fare ciò che desiderano”, come ha detto uno dei responsabili dell’IPCC. Conclusioni differenti e dibattiti anche accesi sono certamente importanti per procedere nelle scienze climatiche. Ma questa non è una onesta discussione scientifica condotta in un incontro tra ricercatori sul clima. Al contrario, stiamo parlando di uno scienziato con un importante ruolo nell’IPCC e che si presenta come Autore Principale dell’IPCC, che ha usato la sua posizione per diffondere ai media e all’opinione pubblica la sua convinzione che l’intensa stagione degli uragani nel 2004 fosse causata dal riscaldamento globale, affermazione diametralmente opposta a ciò che la ricerca scientifica dimostra e contraria alle conclusioni del Terzo Rapporto dell’IPCC. Questa situazione diventa perciò problematica quando mi è richiesto di stilare la sezione sulle variazioni osservate nell’attività degli uragani per il Quarto Rapporto, considerato che – ironicamente – è proprio il dottor Trenberth il responsabile di questo capitolo. Proprio a causa delle affermazioni del dottor Trenberth, il procedimento dell’IPCC per la nostra valutazione di questi eventi cruciali nel sistema climatico è stato sovvertito e compromesso, e la sua neutralità perduta. Se è vero che nessuno può “suggerire” agli scienziati cosa dire o non dire (neanch’io suggerisco ciò), è pur vero che l’IPCC ha scelto il dottor Trenberth come Autore Principale e siè fidato della sua capacità di portare avanti questo compito da un punto di vista neutrale, non di parte. Quando gli scienziati tengono delle conferenze stampa e parlano con i giornalisti, devono essere molto attenti a non riportare parzialmente il lavoro dell’IPCC. Ed è interessante notare che il dottor Trenberth, così desideroso di condividere con i media il suo punto di vista su riscaldamento globale e uragani, si è rifiutato di farlo alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici in gennaio dove pure ha svolto diversi interventi. Forse temeva che le sue speculazioni – degne di annunci pubblici – non avrebbero superato l’esame di colleghi scienziati del clima. Personalmente non posso in buona fede continuare a contribuire a questo procedimento che ormai ritengo motivato da agende pre-concette e scientificamente infondate. E siccome la direzione dell’IPCC non vede niente di sbagliato nelle azioni del dottor Trenberth e lo ha confermato come Autore Principale del Quarto Rapporto, io ho deciso di non partecipare più al Quarto rapporto dell’IPCC. Cordialmente, Chris Landsea Etichette: riscaldamento globale
Live Earth e la bufala del riscaldamento globale!
Articolo di Elvis NovelliAltra Informazione - Lunedì 2 Luglio 2007 Adesso basta! Basta farsi ingannare dai soliti burattinai che attraverso il solito terrorismo mediatico ci fanno sapere che il mondo sta finendo e gli unici che possiamo fare qualcosa siamo noi. Basta far credere alla gente che fra poco le calotte polari si scioglieranno salvo poi ribadire che c'è carenza di acqua, e che magari in Italia la sprechiamo perché la paghiamo troppo poco e quindi non abbiamo il senso del risparmio, mentre i nostri acquedotti perdono il 40% dell'acqua che vi transita dentro!
Basta a quei giornalisti embedded che ricamano notizie parlando di incendi dolosi in sud Italia e nello stesso servizio parlano di temperature oltre i 40°, come se ci fosse una correlazione, l'ho visto al Tg2? E ancora basta dire alla gente che temperature come queste non si sono mai registrate, quando io stesso ricordo benissimo almeno altre tre o quattro estati (di cui due negli anni '80) con temperature vicine o superiori ai 40°, senza vento e senza pioggia per settimane.
Persino nel medioevo ci sono cronache di fiori e ortaggi cresciuti fuori stagione, e sia le nostre mamme che le nostre nonne ricordano estati anche più torride di queste. Ma se anche fosse vero che il clima cambia come si può avere la presunzione che noi, piccoli esseri viventi, possiamo decidere il destino di un pianeta che esiste da miliardi di anni? Questo è un atteggiamento tipico di una società antropocentrista, arrogante e ignorante al punto da praticare un vero e proprio cannibalismo quando decide di sfruttare i suoi stessi fratelli, il suo stesso popolo, ormai anestetizzato dall'era della grande multi-media-generation, per trarre ulteriore profitto e consolidare ancora di più un potere che presto deciderà anche quanta aria dovremo respirare.
Del resto lo sappiamo, mamma Tv pensa a tutto: ci dice come vestirci, chi votare, che orientamento sessuale seguire, chi odiare, chi amare e anche quando è il momento di pregare il grande padre: il dio denaro. Si, questi sono i nostri nuovi dei, denaro e tv. È paradossale, cerchiamo da secoli di separarci dai regimi dittatoreligiosi come il Vaticano del quale ancora oggi ne subiamo gli atteggiamenti bigotti e nel frattempo siamo soggiogati alla più grande dittatura che la storia ricordi; laddove infatti il Comunismo ha fallito, perché incapace di motivare la gente sul "popolo come una sola cosa" e laddove ha fallito il capitalismo perché incapace di dare ricchezza, ci sta pensando lo pseudo-benessere dell'era democratico-liberal-imperialista, che ci fa credere di avere tutto il mondo ai nostri piedi e invece non sappiamo nemmeno più da che parte siamo girati!
Le persone si conoscono virtualmente, si amano virtualmente, pagano virtualmente, vivono vite virtuali (e il fenomeno è in spaventoso aumento) all'interno di videogame che hanno oggi il ruolo che dal dopoguerra in poi hanno avuto i film, specie quelli provenienti da quella fabbrica di orientamento di massa che è Hollywood.
Ma torniamo al tema dell'articolo, perché la bufala del riscaldamento globale? Allora proviamo a fare un giochino: di seguito scriveremo, in ordine più o meno sparso, una serie di fenomeni che, secondo scienziati ed esperti di tutto il globo, sono la causa della grande emergenza che affligge il mondo. Proveremo poi a dare una spiegazione logica al tutto esponendo una versione dei fatti che potrebbe dare parecchie risposte a domande che, come al solito, la gente dovrebbe farsi e che invece non fa. Si perché il segreto è sempre quello, porsi le domande giuste.
Primo esempio: In questi giorni, come sempre quando arriva il "gran caldo", si parla di consumi energetici eccessivi, si perché tutti, visti i martellanti spot e i prezzi accessibili, corrono a comprarsi il condizionatore e ovviamente nei giorni di calura eccessiva lo accendono. Il risultato è che il fabbisogno di elettricità aumenta, la nostra produzione non basta e allora o compriamo energia dalla Francia o riduciamo i consumi (in genere si fanno entrambe le cose) scaglionando, come sta accadendo in Sicilia, l'utilizzo della corrente. La verità è che le lobby attraverso i tg e gli spot ci incutono il terrore del terribile caldo con metodi di manipolazione mediatica ormai ampiamente sperimentati (terrorismo), ci dicono di comprare i condizionatori (primo guadagno) e ce li fanno utilizzare, tanto anche se consumano abbiamo le nuove tariffe flat figlie della privatizzazione(?) delle grandi multinazionali dell'energia (secondo guadagno), dopodichè ci dicono di usare meno corrente, così un giorno, quando il mondo sarà un posto migliore, "Loro" ci venderanno una nuova energia e ce la faranno pagare molto cara, però sarà per il bene del pianeta. Non vi convince?
Facciamo un altro esempio: per molti anni in Italia le macchine diesel erano molto rare, poi si sono iniziate a vendere sempre di più in quanto il prezzo della benzina continuava a salire, fino a che le vendite del diesel non hanno superato le vendite delle auto a benzina e stranamente, con mille scuse diverse, il gasolio ha iniziato ad aumentare fino al prezzo di oggi. Ma non c'era la concorrenza? Ma non costava meno? Non ci hanno forse detto che tutte le guerre le hanno fatte per far si che ciò non accadesse? Per far si che i "cattivi musulmani" non ci sfruttassero impossessandosi delle riserve di greggio mondiali? E perché se esistono auto che fanno oltre 30 km (anche 50km) con un litro di benzina non si è fatto un lavoro di ricerca per far si che fossero prodotte su vasta scala? Bè dai, questa è facile! Ovvio, per far si che "Loro" guadagnassero sempre di più. Dunque le possibilità sono due: se pensate che quanto detto finora risponda perfettamente alla logica del mercato e vi sembra comunque giusto così: bravi il vostro Dio è veramente il Denaro e ormai siete lobotomizzati dalle "sue" leggi; se invece si sta insinuando nella vostra mente qualche dubbio, forse quanto di seguito scritto vi interesserà.
All'inizio del pezzo abbiamo parlato della Fame in Africa, ricordate il Live Aid? Bob Geldof e compagnia bella tutti pronti a convincere la gente che se si voleva salvare l'Africa bisognava che tutti facessero qualcosa. Le nostre donazioni avrebbero sfamato un bimbo africano, mentre la verità e che le nostre donazioni (anche quelle che fate con gli sms) vanno a rimpinguare le casse delle varie associazioni pseudo-benefiche che prima pagano gli stipendi da parlamentare dei vari delegati - vedi Unicef e compagnia bella - i quali poi vanno a colonizzare i vari paesi rendendoli dipendenti in maniera indissolubile alle nostre economie e ai nostri usi e costumi. Il resto lo fa il Fondo Monetario Internazionale che, gestito dai "soliti" Masson-banchieri internazionali (insomma Loro), comprano milioni di vite e ne succhiano ogni risorsa fino al midollo, indebitando i governi di questi paesi e rendendoli dipendenti dalla nostra economia, mantenendo all'occorrenza l'ordine con eserciti di mercenari al soldo delle nostre Mafie o con l'aiuto di politici e funzionari corrotti.
Giusto per restare in tema di cambiamenti climatici e anche per buttare altra carne al fuoco, cosicché a qualcuno possa venire qualche altro dubbio: perché nessuno parla delle correlazioni tra esplosioni nucleari sotterranee e scosse telluriche, c'è uno studio molto serio al riguardo eppure nessuno ne parla. Perché non ci dicono che fine hanno fatto le scoperte del Meteotron del Prof.Dessens che nel febbraio del 1964 sperimentò sotto gli occhi di decine di scienziati di tutto il mondo il suddetto marchingegno in grado di creare nuvole su un cielo sereno attraverso una serie di esplosioni! E perché nessuno parla del sistema Haarp, una fittissima rete di antenne che dal 1994 gli Stati Uniti hanno installato in Alaska ufficialmente allo scopo di studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Peccato che al proposito ci fu l'articolo di un giornalista ucraino (Yuri Solomatin), il quale denunciò inquietanti correlazioni tra sconvolgimenti climatici e il funzionamento di queste antenne, alla luce del fatto che lo stesso governo russo sperimentava cose simili.
E che dire di questo stralcio di un articolo riportato da Sorcha Faal dell'Accademia Russa delle Scienze, datato 22 dicembre 2004: "Un crescente e agitato tentativo, da parte dei maggiori scienziati mondiali, è ora in preparazione per comprendere una serie senza precedenti di "raffiche"/impulsi di energia da fonte ignota che stanno colpendo il pianeta, bombardando l'Antartide con raggi cosmici e disgregando i sistemi meteorologici dell'emisfero settentrionale su scala globale. La prima di queste raffiche di raggi cosmici avvenne quasi 5 anni fa e da allora è aumentata nella sua frequenza e intensità fino alla fine di Novembre 2004. Quello che era una volta il normalmente scuro cielo della regione Artica dell'emisfero settentrionale, è ora in un costante crepuscolo a causa di questi impulsi. Wayne Davidson, della stazione meteorologica del governo canadese a Resolute Bay, nel Circolo Polare Artico, dice a proposito di queste misteriosi luci: "L'intero orizzonte è acceso come per magia, come se la mano di Dio lo stesse sollevando". Il primo Dicembre 2004, è stato registrato il più grande impulso che ha creato non solo un'onda d'urto nella comunità scientifica mondiale, ma anche in tutto l'emisfero settentrionale. Ciò ha avuto come risultato uno dei più grandi eventi meteorologici nella storia umana conosciuta, quando 225 Km2 della Cina sono stati avvolti nella nebbia, portando i sistemi di trasporto (in particolare quelli aerei) ad una sosta virtuale in tutto il paese."
Non trovate tutto ciò piuttosto inquietante? Non trovate che tutto ciò abbia più correlazioni con i cambiamenti climatici di quanto ne possano avere i vostri condizionatori e le vostre auto? Pensate solo ai delfini o alle balene inspiegabilmente spiaggiate che si lasciano morire, pensate a tutte quelle scoperte che nate come un bene per l'umanità sono inesorabilmente e immancabilmente diventate armi di distruzione. L'elettromagnetismo terrestre minato dall'uso indiscriminato di conoscenze a noi tenute nascoste da decenni, come quando il tedesco Reich scoprì l'energia Orgonica e venne perseguitato dal governo americano fino al punto che morì pazzo in un manicomio e i suoi libri furono bruciati come ai tempi di Hitler, e parliamo della fine degli anni '60!
Eppure lui già negli anni '50 con una macchina di sua invenzione fece crescere erba fresca su 8 miglia quadrate di deserto. E se queste conoscenze fossero oggi in mano a lobby di potere colluse con i grandi gruppi bancari mondiali che finanziano poi quegli enti governativi che vanno a fare le guerre in giro per il mondo? Cosa si potrebbe fare al clima della terra e chi ne trarrebbe profitto?
Va bene, diciamo che di domande fin qui ve ne abbiamo sicuramente suggerita qualcuna. Torniamo invece all'evento Live Earth. Per chi non lo sapesse tale evento altro non è che una serie di 9 concerti che si svolgerà in contemporanea in diverse località del mondo, allo scopo di sensibilizzare (leggasi indottrinare) la popolazione mondiale sugli effetti del surriscaldamento globale. Va detto che anche in questo caso il classico metodo del lavaggio del cervello ha funzionato alla perfezione. Infatti, dopo anni di martellamento su inquinamento, raccolta differenziata, effetto serra e surriscaldamento o ancora film a tema come "The day after tomorrow" e compagnia bella si arriva all'ultimo passo, ovvero l'evento mediatico su scala mondiale che nel giorno "X" ci farà sentire tutti uniti come una sola razza per il bene dell'umanità.
Bene, augurandovi tanto divertimento, ascoltando fior di musicisti e non che, indottrinati anche loro a causa delle quantomeno curiose sette o religioni che spesso frequentano, vi lasciamo ad un ultima riflessione, forse banale e scontata, ma che guarda caso ritorna ogni volta che si verifica un evento mediatico di così grande portata. Sarà infatti un caso, ma ricordo che la serie di concerti del Live Earth si terrà in una data molto curiosa che, chi mastica di esoterismo e di cabbalah, conosce molto bene: il 7/7/07, ancora più inquietante è lo slogan della manifestazione: "l'evento che cambierà il destino dell'umanità".
Elvis Novelli Etichette: riscaldamento globale
Gas serra, il mercato delle emissioni, così si paga il diritto a inquinare
Chi risparmia vende la possibilità di superare i limiti. da Repubblica.it di MAURIZIO RICCI ROMA - Dalla newsletter di uno dei maggiori operatori del settore, l'olandese Abn-Amro, per i suoi clienti: "L'apertura, lunedì, era stata al ribasso, ma, mercoledì, sono comparsi all'attacco i tori e il contratto è salito, in chiusura, di un euro. A spingere erano le aziende elettriche tedesche e i fondi, ma, come spesso accade, i prezzi hanno cominciato a declinare nel pomeriggio, quando si sono visti i compratori scaricare i loro acquisti, probabilmente per qualche presa di profitto". Insomma, non è capitato granché, come avrà già capito chi è abituato a decriptare i commenti sui mercati finanziari, nascosti nelle pagine economiche dei giornali. Ma non è questo il punto. Quello che conta è che il mercato in questione ci sia, con i suoi tradizionali e salutari scontri fra tori (rialzisti) e orsi (ribassisti), seguiti e gestiti da grandi banche. E che si comporti come tutti i mercati. Anche qui ci sono i trader davanti agli schermi dei loro computer, su cui si accendono le caselle "bid" e "offer", compra e vendi. Su questi schermi sono transitati, l'anno scorso, 1.600 milioni di tonnellate di materia prima, il doppio del 2005. Per un giro d'affari di tutto rispetto: 30 miliardi di dollari nel 2006, oltre 22 miliardi di euro. Vero, il petrolio brucia gli stessi soldi più o meno nel giro di una settimana. Ma questo mercato, due anni fa, non era ancora nato. Ed è l'unico mercato al mondo in cui si scambia qualcosa che non esiste. Anzi, il cui valore è dato proprio dal fatto che non c'è. Si compra e si vende "non Co2": chi è riuscito ad emettere meno anidride carbonica del tetto previsto, vende questo risparmio a chi non c'è riuscito, che si compra, così, il diritto ad emetterne. Attualmente, il diritto ad emettere una tonnellata di Co2 nel dicembre 2008 costa intorno ai 22 euro. Tori, come Lueder Schumacher e Hans Lekander, analisti, rispettivamente, di Dresdner Kleinworth e Ubs, prevedono un prezzo di 30 euro fra il 2008 e il 2009. Gli orsi (più nelle aziende che nelle banche) scontano che scenda a 20. Non è una forchetta qualsiasi. È una differenza cruciale, a cui sono appese, per buona parte, le speranze della nuova energia. A 30 euro le energie verdi e rinnovabili sarebbero, anche con le tecnologie attuali, convenienti e competitive. A 20 euro, ancora no. È uno dei motivi per cui l'idea di affidare il compito di limitare l'anidride carbonica ad un mercato delle emissioni continua a suscitare parecchie critiche. Il grosso degli economisti, in linea di principio, preferirebbe una semplice tassa, la carbon tax. E, a sorpresa, anche molte aziende. Il motivo è che la tassa, al fondo, offre meno incertezze. "Con la tassa - spiega Tim Harford, l'inglese autore di "The undercover economist" - sai il prezzo della Co2, ma non la quantità di emissioni che ci saranno. Con il tetto, oltre il quale devi andarti a comprare il diritto ad emettere, sai quante emissioni ci saranno complessivamente, ma non il prezzo, che può oscillare anche molto. Questo secondo sistema è più pericoloso per i costi delle aziende e non può essere regolato, secondo necessità, agevolmente e rapidamente". Senza dimenticare che la tassa produce un gettito, che può essere utilizzato, ad esempio, in ricerca scientifica e tecnologica. In un mondo in cui la parola "tasse" è diventata politicamente impronunciabile, tuttavia, il sistema del tetto alle emissioni fissato dall'alto e del mercato delle eccedenze è parsa l'unica praticabile, anche se comporta un intervento di regolamentazione burocratica molto più invadente. L'esperienza ha sottolineato tutti questi limiti. Il più importante, naturalmente, è che il mercato delle emissioni resta un fenomeno sostanzialmente europeo (l'80 per cento del giro d'affari riguarda la Ue, l'unica area del mondo in cui il sistema sia obbligatorio) e, dunque, ha un carattere soprattutto dimostrativo. È probabile, però, che alla Casa Bianca l'umore cambi presto, portando nel mercato anche gli Usa, i maggiori produttori al mondo (insieme alla Cina) di anidride carbonica. Ma anche la sola sperimentazione europea ha inanellato una serie di fallimenti. Nei due anni in cui il sistema è stato in vigore, le emissioni complessive europee sono diminuite solo del 2 per cento, contro l'8 per cento previsto. L'obiettivo dichiarato, nel rendere la Co2 un costo visibile, era spingere le imprese ad aumentare la propria efficienza ambientale, sostituendo i processi che producono più anidride carbonica. Anche se qualche successo c'è stato, per esempio nel ridurre l'uso della lignite nelle centrali a carbone, l'impatto è stato limitato e sono stati sporadici i casi di riconversione a combustibili meno inquinanti. Alla radice c'è un clamoroso pasticcio combinato dalle burocrazie nazionali e comunitaria. Il mercato europeo delle emissioni nasce nel gennaio 2005, vincolando 12 mila imprese dei settori dell'energia, della carta, dell'acciaio e del cemento a quote prefissate di Co2, concesse gratuitamente. Oltre queste quote, i diritti ad emettere vanno acquistati. Ma solo nel maggio 2006 si è andati concretamente a verificare la quantità reale delle emissioni. E si è scoperto che, nel contrattare l'entità delle quote gratuite, alcune burocrazie nazionali (quella tedesca, in particolare, non gli italiani) erano state particolarmente svelte. In poche parole, i permessi gratuiti erano, in molti casi, superiori alle emissioni reali. Le aziende avevano avuto (gratis) diritti ad emettere da rivendere, volendo, con profitto. E il prezzo dei contratti è velocemente sceso praticamente a zero, con tanti saluti agli incentivi a rendere efficienti gli impianti. Un disastro. Ma, allora, perché tutti - dagli analisti della Deutsche Bank all'Economist, usualmente tanto arcigno con tutto quello che combina Bruxelles - definiscono in coro il mercato delle emissioni "un grande successo"? Perché Bruxelles ha dimostrato che il mercato, nonostante tutte le difficoltà d'avvio, funziona. I 1.600 milioni di tonnellate di Co2 scambiati l'anno scorso equivalgono ad un terzo del totale di anidride carbonica effettivamente emessa, nel 2005, nell'Unione europea, a conferma che il meccanismo può muovere quantità significative. Gli errori della prima fase sono stati corretti: quando, a fine 2008, partirà la fase 2, tutti i vecchi permessi saranno azzerati, sovradotazioni comprese, e le nuove quote saranno molto più restrittive: ecco perché un contratto a dicembre 2007 vale qualche centesimo, ma uno a dicembre 2008 costa già 22 euro. È un mercato dinamico: "È giovane e poco liquido - osserva Eliano Russo, che lo segue per conto dell'Enel - ma cominciano a comparire i primi broker e i primi derivati". È anche un mercato flessibile ed elastico. Secondo un'analisi della Ifsl di Londra, circa due terzi dell'anidride carbonica trattata proviene da risparmi interni alle 12 mila aziende interessate. Un terzo è il frutto dei Cdm, sorta di certificati di buona condotta, che le imprese si guadagnano, riducendo l'anidride carbonica prodotta da altre aziende, in altri paesi. Siccome l'effetto serra è una partita di giro globale, poco importa se la riduzione avviene nella centrale di casa o in Cina. I relativi certificati (dove la riduzione viene verificata da esperti indipendenti e poi dall'Onu) sono una polizza contro l'aumento delle proprie emissioni, ma possono essere anche rivenduti. Così, la Shell convoglia la sua anidride carbonica nelle serre agricole, che altrimenti dovrebbero produrla in proprio. La Bunge, una multinazionale Usa, ha inventato un sistema per estrarre il metano (un gas serra assai potente) dagli escrementi degli allevamenti dei maiali: invece che disperdersi nell'atmosfera viene utilizzato per produrre energia. La strada battuta dai più è quella di migliorare l'efficienza di impianti vecchi e obsoleti in Cina o in India. È qui che l'Enel si è impegnata: "È importante - dice Russo - perché se questi interventi non li facessimo noi, loro non li farebbero". Il problema, in prospettiva, per chi va a caccia dei certificati, è che, man mano che gli impianti più obsoleti si esauriscono, rendere più efficienti quelli meno antiquati diventa più difficile e costoso. Ma non è necessariamente un male. Il successo più importante del mercato europeo delle emissioni è aver fatto entrare nella testa (e nei conti) delle aziende che la Co2 è un costo, non generico e collettivo, ma concreto, misurabile e individuale. "Noi ormai - spiega Russo - la consideriamo una materia prima come le altre: compriamo e vendiamo carbone, gas. E anidride carbonica". L'effetto sulla competitività delle diverse fonti di energia, a seconda del loro maggiore o minore impatto sull'effetto serra, è decisivo. Il primo passaggio è dal carbone al gas, ma la posta in gioco sono le energie alternative, comprese (ma non solo) le rinnovabili. Gli esperti del Mit di Boston calcolano che, solo con un prezzo dell'anidride carbonica intorno ai 30 euro la tonnellata, il chilowattora prodotto da una centrale atomica (zero Co2) ha un costo competitivo con quello prodotto da una centrale a gas. Per quello prodotto con tecnologie nuove, come l'isolamento e il seppellimento dell'anidride carbonica di una centrale a carbone, basterebbe un prezzo della Co2 di 25 euro. E, per solare e vento, a questi prezzi, diventerebbero inutili i sussidi. A conferma di un'antica verità: per far capire quanto è importante una cosa, non c'è niente di meglio che farla pagare. (9 luglio 2007) Etichette: gas serra
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