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lunedì 16 luglio 2007

Il rapporto sul clima? Non scienza ma ideologia

di Fabrizio Proietti

Domani a Parigi la presentazione del documento sul riscaldamento globale. Molti esperti si dissociano: «La politica ha troppa influenza». [Da «Libero», 01 febbraio 2007]

È stato descritto come "la pistola fumante", la prova definitiva delle catastrofi prossime venture causate dal riscaldamento globale, a meno che non si agisca immediatamente. Ma il Rapporto sui cambiamenti climatici che verrà presentato domani a Parigi sarà piuttosto "il fumo senza la pistola", una vera e propria truffa ben organizzata ai danni dell’opinione pubblica con la complicità di politici e giornalisti. Gli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato inter-governativo sui cambiamenti climatici, istituzione nata in sede di Nazioni Unite) non presenteranno infatti il tanto atteso Quarto Rapporto, che consta di tre volumi per un totale di 1600 pagine, ma soltanto 12 misere pagine di «sintesi per i politici». Si tratta di un bel piatto pre-confezionato in cui si descrivono gli scenari apocalittici cui il pianeta sta andando incontro con la raccomandazione di prendere immediatamente una serie di decisioni politiche che poi – a vedere bene - hanno l’obiettivo di fare schizzare alle stelle i costi dell’energia e frenare le economie occidentali. Il bello è che nessuno potrà verificare l’esattezza di quei dati scientifici, perché il vero Rapporto - nonché l’abstract delle diverse sezioni - sarà tenuto segreto fino a maggio. Soltanto fra tre mesi infatti il Quarto Rapporto sui Cambiamenti climatici sarà reso pubblico, quando ormai l’effetto voluto dall’IPCC sarà raggiunto, con la massima pressione sui governi e sui politici che ancora resistono al Protocollo di Kyoto e alle altre misure dell’ambientalismo radicale. Il fatto curioso è che in questi tre mesi il Rapporto sarà “rivisto e revisionato”, secondo quanto scritto nel documento dell’IPCC che spiega le procedure del Comitato. In che senso sarà rivisto? Ce lo spiega ancora, in modo inquietante, il documento dell’IPCC: “I cambiamenti fatti dopo l’approvazione del gruppo di lavoro (quello riunito da lunedì a Parigi, ndr) saranno quelli necessari per assicurarne la conformità alla Sintesi per i politici”. In pratica, prima si fa la sintesi per i politici, poi si aggiustano i dati per confermarla. Procedimenti inattendibiliSi converrà che è un procedimento ben strano per un rapporto scientifico. Normalmente si dovrebbe presentare lo studio, così che altri scienziati possano verificarne l’attendibilità attraverso l’esame del metodo, dei dati, del procedimento usato.
Poi eventualmente i politici decidono di come tenere conto di tali risultati. E invece qui si fa il contrario. Troppo inusuale e contrario a ogni logica e al semplice buon senso per non farsi assalire dai dubbi. Dubbi che diventano certezza quando si va a indagare un po’ meglio sull’IPCC e si scopre che illustri scienziati, desiderosi di fare soltanto scienza e non politica, sono stati emarginati o costretti alle dimissioni proprio dai vertici dell’IPCC, in particolare da quelli che si sono insediati nel 2002, a cominciare dal segretario Rajendra Pachauri. Lo dimostra la lettera con la quale Christopher Landsea annuncia il 17 gennaio 2005 le sue dimissioni dall’IPCC. Landsea, del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), è uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali e aveva già partecipato alla stesura del Secondo (1995) e Terzo (2001) Rapporto dell’IPCC, dove veniva chiaramente dimostrato che il riscaldamento globale non ha alcun effetto sull’attività e la frequenza degli uragani, il cui andamento ciclico è rimasto invariato in questi decenni e presumibilmente lo rimarrà nei prossimi. Senonché il 24 settembre 2004 Landsea salta dalla sedia quando le maggiori tv del mondo (con agenzie e giornali al seguito) rilanciano le dichiarazioni di Kevin Trenberth - lo scienziato nominato Autore Principale del capitolo cui lo stesso Landsea lavora - che in una conferenza stampa appositamente convocata afferma a nome dell’IPCC che gli uragani che stavano investendo le coste americane in quel periodo erano dovuti al riscaldamento globale. Verificate attentamente le fonti, cioè la registrazione integrale delle dichiarazioni di Trenberth, Landsea ingaggia una fitta corrispondenza con i vertici dell’IPCC per chiedere spiegazione di tali affermazioni che contraddicono chiaramente sia le conclusioni degli scienziati dell’IPCC sia tutta la letteratura scientifica sull’argomento. Sconcertanti le risposte del segretario dell’IPCC, Rajendra Pachauri, che minimizza parlando di esagerazioni dei giornalisti (anche all’ONU è sempre colpa dei giornalisti!) e del diritto degli scienziati a dire la propria idea. Landsea prova a replicare con l’evidenza dei fatti: i giornalisti hanno riportato esattamente quanto detto e Trenberth ha parlato a nome dell’IPCC e non a titolo personale. Ma è evidente che si trova davanti a un muro di gomma, perciò deve scegliere: vendere la sua credibilità scientifica e umana per rimanere nell’Olimpo degli scienziati “ufficiali” del clima - quelli che vanno in tv e vengono pagati a peso d’oro dall’ONU - o rimanere uno scienziato vero e dimettersi. Landsea sceglie la seconda strada ma spiega anche ai suoi colleghi che cos’è veramente l’IPCC e perché al prossimo uragano ci spiegheranno ancora che è tutta colpa del riscaldamento globale causato dall’uomo. Il caso Landsea non è però unico. Proprio poco dopo le dimissioni di Landsea, in Gran Bretagna il professor David Henderson, capo economista all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ha testimoniato davanti alla Camera dei Lord per dimostrare i clamorosi “errori” nei modelli matematici usati dall’IPCC per svolgere le proiezioni sui futuri incrementi di temperatura, al punto che “l’IPCC non deve essere vista come una fonte scientificamente rappresentativa e autorevole”. In precedenza, un altro noto climatologo, John Zillman, australiano, si era dimesso dall’ufficio di presidenza dell’IPCC (dove aveva seduto per molti anni) denunciandone la deriva ideologica. Ed è facile individuare proprio in Pachauri, il segretario dell’IPCC, uno dei massimi responsabili di questa deriva. Più volte Pachauri, ignorando il suo ruolo istituzionale, si è presentato come un attivista dell’ambientalismo che imputa all’uomo ogni problema del pianeta. Ad esempio, alla fine del 2004 firmò l’introduzione al rapporto allarmista stilato dalla britannica New Economics Foundation dichiarando poi all’agenzia Reuters che sperava che il prossimo Rapporto dell’IPCC (quello di cui si parla in questi giorni) “producesse un messaggio molto più forte”. Detto fatto. Pachauri – e chi lo sostiene al vertice dell’IPCC – ha ottenuto quanto desiderato. Ma attenzione: non è scienza, è ideologia e politica. E una truffa ai nostri danni.
© Libero


«Io, scienziato, svelo la truffa dell’IPCC» [Dal sito Svipop: sviluppo e popolazione]di Chris Landsea

Quello che segue è il testo integrale della lettera inviata dal professor Chris Landesa, uno dei massimi esperti mondiali sugli uragani, ai suoi colleghi scienziati il 17 gennaio 2005 per spiegare le sue dimissioni dall’IPCC in seguito alla grave manipolazione dei dati scientifici da lui elaborati. Cari colleghi, dopo alcune prolungate riflessioni, ho deciso di ritirare la mia partecipazione al IV Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Ho deciso di ritirarmi perché mi sono reso conto la parte dell’IPCC che si avvale della mia esperienza è diventata politicizzata. Inoltre, quando ho espresso le mie preoccupazioni alla direzione dell’Ipcc, la loro risposta è stata semplicemente quella di ignorare i miei rilievi. Con questa lettera aperta alla comunità, desidero spiegare i fondamenti della mia decisione e mettere in luce cioò che io vedo come un problema nel procedimento dell’IPCC. L’IPCC è un gruppo di ricercatori provenienti da ogni parte del mondo che ogni qualche anno sintetiza come il clima sta cambiando e come potrebbe essere alterato in futuro a causa del riscaldamento globale provocato dall’uomo. Io sono stato sia l’autore del capitolo delle “Osservazioni” sia il recensore del Secondo (1995) e del Terzo (2001) Rapporto di Valutazione, principalmente sull’argomento dei cicloni tropicali (uragani e tifoni). Più in generale, il mio libro sugli uragani e i cicloni tropicali è stato ampiamente citato dall’IPCC. Per l’imminente IV Rapporto (AR4), diverse settimane fa mi è stato chiesto dall’autore principale del capitolo “Osservazioni” – dottor Kevin Trenberth – di scrivere la sezione sugli uragani dell’Atlantico. Come ho fatto in passato, ho dato la mia disponibilità all’IPCC per quello che penso essere un importante – e politicamente neutrale – contributo alla determinazione di ciò che sta accadendo al nostro clima. Poco dopo la richiesta, lo stesso dottor Trenberth ha partecipato a una conferenza stampa organizzata da alcuni scienziati ad Harvard sul tema “Gli esperti danno l’allarme sul riscaldamento globale come causa dell’intensificazione dell’attività degli uragani”, dando anche una serie di interviste sul tema. Il risultato è che ci sono stati molti servizi giornalistici che hanno spiegato la stagione 2004 degli uragani dell’Atlantico, molto intensa, con una causa antropogenica, ovvero con i gas serra prodotti dall’uomo. Aascoltando e leggendo le trascrizioni di questa conferenza stampa e delle interviste, è chiaro che il dottor Trenberth è stato accuratamente citato e sintetizzato nelle sue dichiarazioni senza tradire il suo pensiero. Questi servizi dei media hanno avuto il risultato di offrire la percezione che il riscaldamento globale abbia provocato un intensificarsi e aggravarsi dell’attività degli uragani. Sono rimasto molto perplesso vedendo che i partecipanti alla conferenza stampa di Harvard erano arrivati alla conclusione che il riscaldamento globale sta avendo un impatto sull’attività odierna degli uragani. Che io sappia, nessuno dei partecipanti alla conferenza stampa ha mai condotto una ricerca sulla variabilità degli uragani né hanno mai citato qualsiasi nuova ricerca sull’argomento. Tutte le ricerche precedenti e attuali sulla variabilità degli uragani hanno dimostrato che non c’è alcuna tendenza a lungo termine all’aumento della frequenza e dell’intensità dei cicloni tropicali, né nell’Atlantico nè in nessun altro bacino. Anche i Rapporti dell’IPCC del 1995 e del 2001 concludevano che non c’era segno di riscaldamento globale nell’attività degli uragani Inoltre, c’è una forte evidenza supportata dai più recenti attendibili studi in materia che qualsiasi impatto futuro del riscaldamento globale sugli uragani sarà molto limitato. Gli ultimi risultati del “Geophysical Fluid Dynamics Laboratory” (Knutson e Tuleya, Journal of Climate, 2004) suggeriscono che, intorno al 2080, gli uragani potrebbero avere venti e una piovosità più intensa del 5% rispetto ad oggi. E si considera che anche questo piccolo cambiamento da qui alal fine del XXI secolo può essere un’esagerazione (Micheels, Kneppenberger e Landsea, Journal of Climate, 2005). Non capisco perché i miei colleghi utilizzino i media per avvalorare l’insostenibile tesi che la recente attività degli uragani sia dovuta al riscaldamento globale. Dato il ruolo del dottor Trenberth come Autore Principale dell’IPCC, responsabile della preparazione del testo sugli uragani, le sue affermazioni pubbliche così distanti dalla attuale conoscenza scientifica, mi hanno portato a ritenere che sarà molto difficile che il processo dell’IPCC possa andare avanti con obiettività a proposito dell’attività degli uragani. Io penso che quando delle persone si identificano con l’IPCC e fanno affermazioni così lontane dall’attuale conoscenza scientifica, ciò minerà la credibilità della scienza dei cambiamenti climatici e nel lungo termine diminuirà il nostro ruolo nelle politiche pubbliche. Le mie preoccupazioni vanno oltre le azioni del dottor Trenberth e dei suoi colleghi, e riguardano il modo in cui egli e altri responsabili dell’IPCC hanno risposto alle mie considerazioni. Prima dell’evento mediatico, ho avvisato il dottor Trenberth fornendogli una sintesi dell’attuale conoscenza scientifica nella ricerca sugli uragani. E sono stato molto deluso quando, dopo aver dimostrato la manipolazione delle scienze climatiche e invocato l’intervento autorevole dell’IPCC, la direzione della stessa IPCC ha sminuito le mie preoccupazioni. In particolare la direzione dell’Ipcc ha detto che il dottor Trenberth parlava a titolo personale anche se era stato presentato alla conferenza stampa in qualità di autore principale dell’IPCC; mi è stato detto che i media avevano esagerato o travisato le sue parole, anche se la registrazione della conferenza stampa e delle interviste racconta una storia ben diversa (e disponibile direttamente sul web); e che le parole del dottor Trenberth riflettevano accuratamente le conclusioni del Terzo rapporto, anche se è evidente che il Terzo rapporto dice chiaramente che non c’è alcuna relazione tra il riscaldamento globale e l’attività degli uragani. La direzione dell’Ipcc perciò non vedeva alcun problema nelle infondate affermazioni del dottor Trenberth ai media, malgrado il suo ruolo imparziale che dovrebbe avere come autore principale del prossimo Quarto Rapporto. E’ certamente vero che “i singoli scienziati hanno il diritto di fare ciò che desiderano”, come ha detto uno dei responsabili dell’IPCC. Conclusioni differenti e dibattiti anche accesi sono certamente importanti per procedere nelle scienze climatiche. Ma questa non è una onesta discussione scientifica condotta in un incontro tra ricercatori sul clima. Al contrario, stiamo parlando di uno scienziato con un importante ruolo nell’IPCC e che si presenta come Autore Principale dell’IPCC, che ha usato la sua posizione per diffondere ai media e all’opinione pubblica la sua convinzione che l’intensa stagione degli uragani nel 2004 fosse causata dal riscaldamento globale, affermazione diametralmente opposta a ciò che la ricerca scientifica dimostra e contraria alle conclusioni del Terzo Rapporto dell’IPCC. Questa situazione diventa perciò problematica quando mi è richiesto di stilare la sezione sulle variazioni osservate nell’attività degli uragani per il Quarto Rapporto, considerato che – ironicamente – è proprio il dottor Trenberth il responsabile di questo capitolo. Proprio a causa delle affermazioni del dottor Trenberth, il procedimento dell’IPCC per la nostra valutazione di questi eventi cruciali nel sistema climatico è stato sovvertito e compromesso, e la sua neutralità perduta. Se è vero che nessuno può “suggerire” agli scienziati cosa dire o non dire (neanch’io suggerisco ciò), è pur vero che l’IPCC ha scelto il dottor Trenberth come Autore Principale e siè fidato della sua capacità di portare avanti questo compito da un punto di vista neutrale, non di parte. Quando gli scienziati tengono delle conferenze stampa e parlano con i giornalisti, devono essere molto attenti a non riportare parzialmente il lavoro dell’IPCC. Ed è interessante notare che il dottor Trenberth, così desideroso di condividere con i media il suo punto di vista su riscaldamento globale e uragani, si è rifiutato di farlo alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici in gennaio dove pure ha svolto diversi interventi. Forse temeva che le sue speculazioni – degne di annunci pubblici – non avrebbero superato l’esame di colleghi scienziati del clima. Personalmente non posso in buona fede continuare a contribuire a questo procedimento che ormai ritengo motivato da agende pre-concette e scientificamente infondate. E siccome la direzione dell’IPCC non vede niente di sbagliato nelle azioni del dottor Trenberth e lo ha confermato come Autore Principale del Quarto Rapporto, io ho deciso di non partecipare più al Quarto rapporto dell’IPCC.
Cordialmente, Chris Landsea

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