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venerdì 14 settembre 2007

La finzione del riscaldamento globale


giovedì 13 settembre 2007

Il ministro alla Conferenza sul clima: "Temperatura cresciuta 1,4 gradi in 50 anni

Roma 12-13 Settembre: Conferenza sul clima.

Ecco cosa sta venendo fuori dalla conferenza sui cambiamenti climatici che si sta tenendo a Roma in questi giorni. I soliti allarmismi basati sull menzogne di chi si diverte a giocare un gioco sporco, che ha l'obiettivo di lucrare su gli investimenti da fare in nome di Kyoto, tra cui l'utilizzo del solare, dell'eolico e cosi via. Niente in contrario. Ma noi sappiamo che le vere cause di questi cambiamenti climatici indotti non sono dovute alla CO2 ma a qualcos'altro, tra cui le scie chimiche. Acoltiamo in diretta la disinformazione divulgata da questi teatrini appositamente inscenati per deviare la mente delle persone.

http://www.conferenzacambiamenticlimatici2007.it/site/it-IT/

Pecoraro: "Perdiamo un terzo delle coste


Per l'Italia riscaldamento record"
Napolitano: "Essenziale che l'Europa parli con una sola voce"


ROMA - "La temperatura in italia è aumentata quattro volte in più che nel resto del mondo: 1,4 gradi negli ultimi 50 anni mentre la media mondiale è di 0,7 gradi nell'intero secolo". Con questo dato allarmante il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha aperto la sua relazione alla conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, voluta dal ministero dell'Ambiente e organizzata dall'Apat, in corso al palazzo della Fao a Roma. Dopo aver lanciato una serie di allarmi su siccità, desertificazione, risorse idriche, il ministro ha ribadito la necessità di una politica globale immediata. "Il cambiamento climatico è qui e ora" ha detto Pecoraro Scanio. "Noi sappiamo che il nostro Paese è tra quelli che pagheranno il maggior prezzo in termini di danni ambientali, perdite di vite umane e salute, costi economici". Napolitano: l'Italia faccia la sua parte. I lavori si sono aperti alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato ha sottolineato che "il problema del cambiamento climatico e del futuro dell'ambiente sia uno dei più gravi e complessi problemi globali del nostro tempo". "Per influenzare intese e sforzi coordinati che devono realizzarsi a livello mondiale per fronteggiare il problema del cambiamento climatico innanzitutto è essenziale che l'Europa parli con una sola voce", ha detto Napolitano. "Quindi è necessario che si porti davvero avanti quella politica europea integrata dell'ambiente e dell'energia che è stata avviata nel Consiglio Europeo in primavera, e che l'Italia faccia la sua parte".
In Italia riscaldamento record. La temperatura in Italia è aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo, ha ricordato il ministro. "Le piogge diminuiscono, gli episodi di siccità si moltiplicano, la desertificazione sta diventando un problema non solo per il Sud ma per la Pianura Padana. I nostri ghiacciai hanno perso metà del volume, e un chilometro su tre delle nostre coste basse è in arretramento. Il Po, come tutti i fiumi italiani, sta subendo riduzioni progressive delle portate medie mentre aumenta la variabilità tra piene e secche". Attuare il protocollo di Kyoto. "L'Italia ha accumulato dieci anni di ritardo e per colmare questo gap non basta la prima inversione di tendenza nelle emissioni dei gas serra che, secondo le stime dell'Apat, c'è stata nel 2006", spiega Pecoraro Scanio. "E' stato un segnale importante ma occorre un impegno massiccio". Combattere i cambiamenti climatici, precisa il ministro, "significa innanzitutto attuare il Protocollo di Kyoto entro il 2012 e procedere alle ulteriori riduzioni delle emissioni di gas serra indicate dall'Unione europea". I costi dei danni climatici. "Nel nostro Paese i costi per far fronte ai danni prodotti dai cambiamenti climatici si stimano a partire da 50 miliardi di euro all'anno". Riportando all'Italia le stime del rapporto Stern sull'inazione (nell'ipotesi che la temperatura globale cresca solo di 1,5 gradi) di fronte ai cambiamenti climatici, il ministro ha precisato: "la differenza tra quello che ci costa non agire e quello che ci costa agire è tra 10 e 40 volte maggiore a favore dell'azione. Tagliare le emissioni e fare l'adattamento - ha concluso il ministro dell'Ambiente - ci costa tra meno di cinque e sette miliardi ogni anno, contro un massimo di 200. E prima si fa meno ci costa". Ridurre le emissioni senza se senza ma. Pecoraro Scanio ha poi affrontato la questione delle emissioni. "Oggi solo in termini di anidride carbonica vengono emessi a livello mondiale tra 26 e 28 miliardi di tonnellate l'anno. Con il trend attuale" ha spiegato il ministro, "nel 2050 ci saranno 90 miliardi di tonnellate di Co2 in giro per l'atmosfera. Il pianeta con le foreste e gli oceani è in grado di assorbire oggi solo 12 miliardi di tonnellate, il 40 per cento. In futuro le capacità di assorbimento diminuiranno, perché più aumenta il riscaldamento più i sistemi naturali che catturano l'anidride carbonica si indeboliscono. Nel Mediterraneo lo scorso inverno l'assorbimento della Co2 è sceso del 30 per cento perchè la temperatura del mare era di due gradi sopra la media. E' urgente tagliare le emissioni perché il processo ci potrebbe sfuggire di mano e diventare incontrollabile". Meno cemento più risorse naturali. "L'unico adattamento che funziona è quello sostenibile, usando meno cemento e più risorse naturali". Secondo Pecoraro "dalla fine della conferenza nazionale uscirà un manifesto per il clima, una strategia per l'adattamento sostenibile della sicurezza ambientale". Il ministro dell'Ambiente ha ricordato inoltre come il piano di adattamento risponda a problematiche antiche per l'Italia, come quella del dissesto idrogeologico. La sfida è il solare. "La vera grande sfida è quella del solare, prendere questo grande distributore di energia e trasformare la sua l'energia" ha sintetizzato Pecoraro Scanio sul progressivo abbandono delle fonti fossili e sull'uso delle energie rinnovabili. Secondo il ministro "si deve lavorare all'adattamento sostenibile, inteso come lotta biologica, che permette di salvare la natura, la salute e permette di risparmiare". E aggiunge: "in Italia agire per l'adattamento significa mettere in sicurezza subito il rischio idrogeologico del nostro paese" attraverso, "un restauro ecologico". Levi Montalcini, i cambiamenti influiscono sull'uomo. "Sono molto lieta, un'ottima conferenza" è stato il commento di Rita Levi Montalcini, premio nobel e senatore a vita, a margine dei lavori della conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. La scienziata ha espresso apprezzamento per il discorso del ministro dell'Ambiente che "ha esposto molto bene" i pericoli che derivano dagli squilibri climatici. "Come scienziata - ha aggiunto - so anche ciò che non è stato detto: il cambiamento di clima influisce anche sull'uomo".

Fonte: Repubblica.it

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lunedì 13 agosto 2007

Misurazione del riscaldamento globale


Articoli scelti e tradotti da OneSkyFriends.


Da queste centraline l'IPCC rileva i cambiamenti climatici e ne pubblica i risultati.

I dati delle stazioni meteo nascosti al pubblico: scienziati dichiarano cover-up governativo

Michael Asher, 7 agosto 2007 Daily Tech



La teoria del riscaldamento globale comincia a spiegarsi con una serie di semplici fatti, le stazioni di monitoraggio delle temperature superficiali hanno indicato un aumento di un grado rispetto al secolo passato. Ma da dove arrivano queste letture delle temperature? La maggior parte sono segnalati da stazioni volontarie, solitamente nient'altro che un termometro all'interno di una piccola capanna di legno o sotto una sporgenza del tetto. Negli Stati Uniti esistono 1.221 di tali centraline, interamente amministrate dal National Climatic Data Center, un ramo del NOAA.

Due mesi fa segnalai una iniziativa per convalidare questa rete. Un gruppo volontario diretto dal meteorologo Anthony Watts ha riscontrato seri problemi. Non solo le postazioni non rispettano le richieste NCDC, ma lo sviluppo invasivo ha posizionato le stazioni in luoghi inadatti e ridicoli, sul nero e caldo asfalto, vicino a barili per incenerire rifiuti, a lato di sfiati di scarichi di calore e persino fissati a camini caldi e sopra le griglie esterne.



Da allora in poi una radio di Seattle ha intervistato il direttore NCDC, il Dott. Thomas Peterson, informandolo della questione e chiedendo lumi su questi problemi. Tre giorni dopo NCDC ha rimosso tutti gli accessi web alle ubicazioni delle stazioni, citando “preoccupazioni di segretezza”. Senza questi dati (che erano stati pubblici per anni), lo sforzo di convalida è stato bloccato. Non è più stato possibile individuare nessuna stazione.

Gli scienziati furono rapidi nel rispondere. Il climatologo Roger Pielke dell'Università del Colorado, ha descritto l’atto come un cover-up per impedire un accurato esame pubblico. Più incredibilmente, ha rivelato che i ricercatori erano stati per anni pressati dal governo per convalidare essi stessi la rete, e che NCDC aveva iniziato e poi annullato il progetto, rifiutando di rendere pubblici i dati presumibilmente per evitare scandali di questo tipo. Insieme a Watts ed altri, Pielke ha invitato il governo a smentire.




Tutto ciò ha costretto NCDC a rendere nuovamente pubbliche le ubicazioni, ma finora non riescono a centrare la radice del problema; le posizioni interamente insoddisfacenti di molte centraline di registrazione rendono i dati risultanti non fidati e compromettono un database su cui è basata molta dell’energia e della politica ambientale degli Stati Uniti.




Blogger trova “millenium bug” nei dati climatici della NASA

Daily Tech

Sabato 11 agosto 2007

Correzione dei dati statistici: il 1988 non è stato l’anno più caldo.



Il precedente articolo ha dettagliato il lavoro di una squadra volontaria per valutare i problemi con i dati delle temperature degli Stati Uniti usati per i modelli climatici. Uno di questi volontari è Steve McIntyre, che dirige climateaudit.org. Mentre controllava i grafici storici delle temperature, ha notato una discontinuità sconosciuta, o “un salto” in diverse località, interamente avvenuti intorno al periodo del gennaio 2000.

Questi grafici sono stati generati da Reto Ruedy della NASA e da James Hansen (che ha sparato a zero quando accusò la gestione di tentare di censurare i suoi punti di vista sul cambiamento del clima). Hansen ha rifiutato di fornire a McKintyre la procedura usata per generare i dati del grafico, ma McKintyre l’ha ricostruita. Il risultato è sembrato essere un bug nella manipolazione dei dati grezzi.

McKintyre ha notificato un paio di bug; Ruedy ha risposto e riconosciuto il problema come “svista" che sarebbe stata riparata negli aggiornamenti dei dati seguenti.

La NASA ha silenziosamente corretto i dati ed i cambiamenti sono sbalorditivi. L'anno più caldo decritto è ora il 1934. Il 1998 (lungamente strombazzato dai media come record) scende al secondo posto. Il 1921 diventa terzo. Infatti, 5 dei 10 anni più caldi nelle registrazioni, ora si presentano tutti prima della seconda guerra mondiale. Anthony Watts ha inserito i nuovi dati sotto forma di tabella, con un sommario più dettagliato degli eventi.

L'effetto della correzione sulle temperature globali è secondario (circa 1-2% in meno dei dati precedenti), ma l'effetto sulla macchina propagandistica del riscaldamento globale degli Stati Uniti potrebbe essere enorme.

Sospetto fortemente che questa storia riceverà poca o nessuna attenzione dai media ufficiali.


Vedi anche:

mercoledì 1 agosto 2007

V-Day - Vaffanculo Day by Beppe Grillo

v-day, vaffanculo day, beppe grillo



























Ottima iniziativa degna di plauso da parte di http://www.sciechimiche.org/, per protestare contro le scie chimiche durante il V-Day indetto da Beppe Grillo.
E' possibile approfittarne anche per scaricare il documento della petizione contro le scie chimiche e farlo firmare nelle piazze italiane, per poi inviarlo all'associazione Salute e Ambiente come indicato sul sito.

Per maggiori informazioni potete seguire questo link: http://www.sciechimiche.org/v-day/v-day.html

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giovedì 26 luglio 2007

Ecco come combattere il caldo!!!

Finalmente scoperto il metodo per fronteggiare l'ondata di gran caldo che in questi giorni sta mietendo vittime in tutta Europa!
Il suggerimento brillante e perspicace arriva direttamente dal nostro governo in particolare dal ministro della salute Livia Turco!

"Il caldo si combatte anche con un abbigliamento adeguato. Per questo motivo, il ministro della Salute, Livia Turco ha invitato "tutti gli uffici pubblici e privati italiani a proporre ai propri dipendenti di non usare la cravatta durante le ondate di calore come quella che sta attraversando parte della penisola in questi giorni". Togliere la cravatta, ricorda il ministero, "produce infatti un immediato abbassamento della temperatura corporea valutabile tra i 2 e i 3 gradi centigradi, con beneficio dell'organismo e con conseguente minore necessità di refrigerio permettendo un più oculato uso del condizionamento artificiale dell'aria, (siete i soliti italiani spendaccioni che non rispettano neanche il protocollo dei protocolli (Kyoto) ndr.)a tutto vantaggio del risparmio energetico e della tutela dell'ambiente".

Fonte

Peccato che le temperature in questi giorni stiano raggiungendo i 40-45° e chissà se gli anziani italiani (indossano le cravatte? Anche le donne?) se la sentiranno di spegnere il condizionatore (se ce l'hanno). Ma comunque anche se non volessero spegnerlo, ci pensa l'Enel a staccare la spina per un po', lasciando queste persone sotto cottura per qualche oretta.

Ma non preoccupatevi, se il black out durerà "più del dovuto" (quale sarà poi il "più" chissà...) cari anziani defunti, state tranquilli, il governo ha istituito un fondo speciale (pagato con tagli agli stipendi degli "onorevoli"), verrete rimborsati cosicché alla prossima ondata di caldo potrete recuperare il fresco perduto!

Nel frattempo il bombardamento mediatico e il lavaggio del cervello, avanzano incondizionati su vari fronti: incendi, morti per caldo, temperature oltre ogni record, scioperi di dipendenti per il troppo caldo.

In Romania (fonte) ci sono stati 18 morti mentre in Bulgaria il caldo è arrivato a 44°.

In Italia è allarme rosso nelle grandi città per le fasce più a rischio, anziani, malati e bambini. Ma l'emergenza ha una portata più vasta di quella legata alle ondate di calore.
Il clima è sotto stress e le stime parlano in Italia di un aumento della mortalità del 3% per ogni grado di crescita della temperatura media nazionale. Questo significa che in una città come Roma, considerando la media giornaliera di 50 morti al giorno, sono possibili fino a 2 morti al giorno in più per gli effetti dei cambiamenti climatici.

In Sicilia alcuni stabilimenti hanno deciso di mandare a casa i propri dipendenti e di fermare gli impianti. Nel Petrolchimico di Priolo e a Gela sono stati mandati a casa centinaia di lavoratori delle ditte dell'indotto. A Termini Imerese, buona parte degli operai della Fiat ha rinunciato alla paga per tornare a casa. Attraverso i sindacati, hanno comunicato alla direzione che scioperavano per il troppo caldo e poi hanno lasciato la fabbrica.

Dal fronte incendi, l'Italia viene arsa da mani dolose. Chi saranno poi questi piromani chissà... Forse persone interessate al disboscamento per incrementare l'avanzamento del cemento? E quindi il giro di mazzette pagate ai politici? Chissà.
La Protezione civile è intervenuta contro sette vasti roghi, soprattutto in Sicilia, Calabria, Abruzzo e Sardegna.

Intanto mentre c'è chi sceglie il tema "caldo" per farne un concorso fotografico, (non male come idea magari per pubblicizzare qualche condizionatore d'aria!) noi rimaniamo dubbiosi sul consiglio del nostro ministro Livia Turco e, invece di un paio di gradi in meno, preferiamo indossare la nostra cravatta preferita e le facciamo i complimenti per la fantasia e l'originalità con cui ci prende per i fondelli!

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domenica 22 luglio 2007

RISCALDAMENTO GLOBALE E ALTRE AMENITÀ

Catastrofi, terremoti, inondazioni, avete visto il film "Una Scomoda Verità" di Al Gore (con la collaborazione della nota lobby) sui cambiamenti climatici?

Il film è un po' di parte. Piega spesso i dati a favore della tesi, e questo non è corretto.

Cerchiamo di capirci: è evidente che il clima del pianeta sta cambiando. E' anche sicuro che l'inquinamento non fa bene, ci mancherebbe, così come è sicuro che le scie chimiche ed i probabili esperimenti di guerra meteorologica correlati non sono un toccasana, anzi.

Eppure non è solo il nostro pianeta che sta cambiando. Su Plutone la pressione è aumentata del 300% negli ultimi 15 anni, ergo riscaldamento. Si sono verificati cambiamenti nell'atmosfera di Giove. Abbiamo assistito alla riduzione della calotta glaciale su Marte, ergo riscaldamento (approfondimento qui).

Che sia il sole, come ipotizzano alcuni astrofisici, o che sia una nube interstellare di passaggio, poco importa. Il fatto rilevante è che il surriscaldamento e gli sconvoglimenti climatici sono un fattore comune nel sistema solare, per quanto ci è dato di osservare.

Non ci sono i SUV su Marte!

E allora qualcuno ci spieghi cosa cazzo si sta inventando Al Gore con il supporto dei Rotschild.

Certo, il global warming è un ottimo cavallo di battaglia per un po' di cosette:

* stendere ancora un po' di vaselina sulla ormai prossima tassa globale che, secondo alcuni, potrebbe aprire la strada ad un governo globale per il nuovo ordine mondiale.

* convincerci che le scie chimiche sono utili perchè riflettono i raggi del sole

* nella migliore delle ipotesi, è un ottimo argomento per seminare il terrore nella popolazione. E' la minaccia perfetta, incombente su noi ed i nostri figli. E in più, la alimentiamo con i nostri gesti quotidiani! La prossima Grande Paura, funzionale all'obbedienza. Spaventato e preoccupato, il gregge disorientato esegue senza fiatare.


Ci sembra di sentirli, i nostri amici di sempre, mentre conducono questa nuova operazione.

Mentre ci guardano attraverso le finestre sapendo di non essere ascoltati, dalle loro stanze fortificate si leva una voce greve da attore, stabile fuori ma insicura dentro, che declama pressappoco così:


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O Gregge Disorientato! Guarda nel maxischermo, ascolta nel dolby surround, tocca con mano la tua prossima Grande Paura: Il Riscaldamento Globale (r)! E' la nostra ultima e più recente produzione. Ne andiamo particolarmente orgogliosi.

Ti abbiamo preso in giro per trent'anni con la Guerra Fredda (c) , e tu hai avuto paura.

Poi è giunto il nuovo millennio. Tu speravi in un mondo migliore. Anche noi, e così ti abbiamo dato il nostro personale messaggio di benvenuto: spaventandoti a morte. Il Terrorismo Islamico (tm) è stata la migliore delle nostre produzioni. Nessuno è al sicuro. Colpisce ovunque. E tu hai paura.

Trema, gregge, trema!
Ma perchè non tremi più come prima?

Forse le nostre produzioni danno segni di stanchezza.

Eppure ci siamo impegnati. Dal 9/11 abbiamo realizzato numerosi sequel pensati apposta per te: a Madrid, a Londra, dove abbiamo anche concesso il bis. Abbiamo scelto accuratamente la numerologia delle date (anche se tu non lo sapevi). Senza contare tutte le apparizioni televisive del Principe del Terrore e del suo vice! Perchè non reagisci più come una volta? Ti stiamo forse annoiando?

Abbiamo anche aggiunto l'interattività per farti sentire protagonista: negli aeroporti ti facciamo ispezionare accuratamente, ti costringiamo a girare con la bottiglietta dell'acqua chiusa in uno scomodo sacchetto trasparente, ti facciamo togliere le scarpe. Ci siamo perfino inventati i medici terroristi! Ma tu niente, non ti agiti più di quel tanto. Pieghi la testa e tiri avanti. Va bene l'obbedienza, ma a noi serve soprattutto la tua paura.

Forse il Terrorismo Islamico (tm) non tira più?

Che si stia avvicinando la data di scadenza?

Nel dubbio, introduciamo la nostra prossima produzione, la tua prossima Grande Paura: il Riscaldamento Globale (r).

Questa volta abbiamo inserito un elemento del tutto nuovo, dal quale ci aspettiamo molto.

Il nuovo elemento è il Senso di Colpa.

Per la prima volta nella storia delle nostre produzioni, tu - come singolo inquinatore e come gregge - sei responsabile della tua paura, delle tue ansie, del tuo peggiore incubo. Tu sei il protagonista. Tu sei il tuo nemico. Non è fantastico?

O gregge disorientato, tu devi avere paura.

Altrimenti prima o poi farai senza di noi.

E questo non possiamo permetterlo.


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Decidiamoci a mandarli a casa con le buone, che hanno rotto.

Ricordiamoci che il potere è nostro.

Vostro,
Felice Capretta

(Tratto da http://scie-chimiche.blogspot.com/)

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lunedì 16 luglio 2007

Il rapporto sul clima? Non scienza ma ideologia

di Fabrizio Proietti

Domani a Parigi la presentazione del documento sul riscaldamento globale. Molti esperti si dissociano: «La politica ha troppa influenza». [Da «Libero», 01 febbraio 2007]

È stato descritto come "la pistola fumante", la prova definitiva delle catastrofi prossime venture causate dal riscaldamento globale, a meno che non si agisca immediatamente. Ma il Rapporto sui cambiamenti climatici che verrà presentato domani a Parigi sarà piuttosto "il fumo senza la pistola", una vera e propria truffa ben organizzata ai danni dell’opinione pubblica con la complicità di politici e giornalisti. Gli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato inter-governativo sui cambiamenti climatici, istituzione nata in sede di Nazioni Unite) non presenteranno infatti il tanto atteso Quarto Rapporto, che consta di tre volumi per un totale di 1600 pagine, ma soltanto 12 misere pagine di «sintesi per i politici». Si tratta di un bel piatto pre-confezionato in cui si descrivono gli scenari apocalittici cui il pianeta sta andando incontro con la raccomandazione di prendere immediatamente una serie di decisioni politiche che poi – a vedere bene - hanno l’obiettivo di fare schizzare alle stelle i costi dell’energia e frenare le economie occidentali. Il bello è che nessuno potrà verificare l’esattezza di quei dati scientifici, perché il vero Rapporto - nonché l’abstract delle diverse sezioni - sarà tenuto segreto fino a maggio. Soltanto fra tre mesi infatti il Quarto Rapporto sui Cambiamenti climatici sarà reso pubblico, quando ormai l’effetto voluto dall’IPCC sarà raggiunto, con la massima pressione sui governi e sui politici che ancora resistono al Protocollo di Kyoto e alle altre misure dell’ambientalismo radicale. Il fatto curioso è che in questi tre mesi il Rapporto sarà “rivisto e revisionato”, secondo quanto scritto nel documento dell’IPCC che spiega le procedure del Comitato. In che senso sarà rivisto? Ce lo spiega ancora, in modo inquietante, il documento dell’IPCC: “I cambiamenti fatti dopo l’approvazione del gruppo di lavoro (quello riunito da lunedì a Parigi, ndr) saranno quelli necessari per assicurarne la conformità alla Sintesi per i politici”. In pratica, prima si fa la sintesi per i politici, poi si aggiustano i dati per confermarla. Procedimenti inattendibiliSi converrà che è un procedimento ben strano per un rapporto scientifico. Normalmente si dovrebbe presentare lo studio, così che altri scienziati possano verificarne l’attendibilità attraverso l’esame del metodo, dei dati, del procedimento usato.
Poi eventualmente i politici decidono di come tenere conto di tali risultati. E invece qui si fa il contrario. Troppo inusuale e contrario a ogni logica e al semplice buon senso per non farsi assalire dai dubbi. Dubbi che diventano certezza quando si va a indagare un po’ meglio sull’IPCC e si scopre che illustri scienziati, desiderosi di fare soltanto scienza e non politica, sono stati emarginati o costretti alle dimissioni proprio dai vertici dell’IPCC, in particolare da quelli che si sono insediati nel 2002, a cominciare dal segretario Rajendra Pachauri. Lo dimostra la lettera con la quale Christopher Landsea annuncia il 17 gennaio 2005 le sue dimissioni dall’IPCC. Landsea, del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), è uno dei massimi esperti mondiali di uragani tropicali e aveva già partecipato alla stesura del Secondo (1995) e Terzo (2001) Rapporto dell’IPCC, dove veniva chiaramente dimostrato che il riscaldamento globale non ha alcun effetto sull’attività e la frequenza degli uragani, il cui andamento ciclico è rimasto invariato in questi decenni e presumibilmente lo rimarrà nei prossimi. Senonché il 24 settembre 2004 Landsea salta dalla sedia quando le maggiori tv del mondo (con agenzie e giornali al seguito) rilanciano le dichiarazioni di Kevin Trenberth - lo scienziato nominato Autore Principale del capitolo cui lo stesso Landsea lavora - che in una conferenza stampa appositamente convocata afferma a nome dell’IPCC che gli uragani che stavano investendo le coste americane in quel periodo erano dovuti al riscaldamento globale. Verificate attentamente le fonti, cioè la registrazione integrale delle dichiarazioni di Trenberth, Landsea ingaggia una fitta corrispondenza con i vertici dell’IPCC per chiedere spiegazione di tali affermazioni che contraddicono chiaramente sia le conclusioni degli scienziati dell’IPCC sia tutta la letteratura scientifica sull’argomento. Sconcertanti le risposte del segretario dell’IPCC, Rajendra Pachauri, che minimizza parlando di esagerazioni dei giornalisti (anche all’ONU è sempre colpa dei giornalisti!) e del diritto degli scienziati a dire la propria idea. Landsea prova a replicare con l’evidenza dei fatti: i giornalisti hanno riportato esattamente quanto detto e Trenberth ha parlato a nome dell’IPCC e non a titolo personale. Ma è evidente che si trova davanti a un muro di gomma, perciò deve scegliere: vendere la sua credibilità scientifica e umana per rimanere nell’Olimpo degli scienziati “ufficiali” del clima - quelli che vanno in tv e vengono pagati a peso d’oro dall’ONU - o rimanere uno scienziato vero e dimettersi. Landsea sceglie la seconda strada ma spiega anche ai suoi colleghi che cos’è veramente l’IPCC e perché al prossimo uragano ci spiegheranno ancora che è tutta colpa del riscaldamento globale causato dall’uomo. Il caso Landsea non è però unico. Proprio poco dopo le dimissioni di Landsea, in Gran Bretagna il professor David Henderson, capo economista all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ha testimoniato davanti alla Camera dei Lord per dimostrare i clamorosi “errori” nei modelli matematici usati dall’IPCC per svolgere le proiezioni sui futuri incrementi di temperatura, al punto che “l’IPCC non deve essere vista come una fonte scientificamente rappresentativa e autorevole”. In precedenza, un altro noto climatologo, John Zillman, australiano, si era dimesso dall’ufficio di presidenza dell’IPCC (dove aveva seduto per molti anni) denunciandone la deriva ideologica. Ed è facile individuare proprio in Pachauri, il segretario dell’IPCC, uno dei massimi responsabili di questa deriva. Più volte Pachauri, ignorando il suo ruolo istituzionale, si è presentato come un attivista dell’ambientalismo che imputa all’uomo ogni problema del pianeta. Ad esempio, alla fine del 2004 firmò l’introduzione al rapporto allarmista stilato dalla britannica New Economics Foundation dichiarando poi all’agenzia Reuters che sperava che il prossimo Rapporto dell’IPCC (quello di cui si parla in questi giorni) “producesse un messaggio molto più forte”. Detto fatto. Pachauri – e chi lo sostiene al vertice dell’IPCC – ha ottenuto quanto desiderato. Ma attenzione: non è scienza, è ideologia e politica. E una truffa ai nostri danni.
© Libero


«Io, scienziato, svelo la truffa dell’IPCC» [Dal sito Svipop: sviluppo e popolazione]di Chris Landsea

Quello che segue è il testo integrale della lettera inviata dal professor Chris Landesa, uno dei massimi esperti mondiali sugli uragani, ai suoi colleghi scienziati il 17 gennaio 2005 per spiegare le sue dimissioni dall’IPCC in seguito alla grave manipolazione dei dati scientifici da lui elaborati. Cari colleghi, dopo alcune prolungate riflessioni, ho deciso di ritirare la mia partecipazione al IV Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Ho deciso di ritirarmi perché mi sono reso conto la parte dell’IPCC che si avvale della mia esperienza è diventata politicizzata. Inoltre, quando ho espresso le mie preoccupazioni alla direzione dell’Ipcc, la loro risposta è stata semplicemente quella di ignorare i miei rilievi. Con questa lettera aperta alla comunità, desidero spiegare i fondamenti della mia decisione e mettere in luce cioò che io vedo come un problema nel procedimento dell’IPCC. L’IPCC è un gruppo di ricercatori provenienti da ogni parte del mondo che ogni qualche anno sintetiza come il clima sta cambiando e come potrebbe essere alterato in futuro a causa del riscaldamento globale provocato dall’uomo. Io sono stato sia l’autore del capitolo delle “Osservazioni” sia il recensore del Secondo (1995) e del Terzo (2001) Rapporto di Valutazione, principalmente sull’argomento dei cicloni tropicali (uragani e tifoni). Più in generale, il mio libro sugli uragani e i cicloni tropicali è stato ampiamente citato dall’IPCC. Per l’imminente IV Rapporto (AR4), diverse settimane fa mi è stato chiesto dall’autore principale del capitolo “Osservazioni” – dottor Kevin Trenberth – di scrivere la sezione sugli uragani dell’Atlantico. Come ho fatto in passato, ho dato la mia disponibilità all’IPCC per quello che penso essere un importante – e politicamente neutrale – contributo alla determinazione di ciò che sta accadendo al nostro clima. Poco dopo la richiesta, lo stesso dottor Trenberth ha partecipato a una conferenza stampa organizzata da alcuni scienziati ad Harvard sul tema “Gli esperti danno l’allarme sul riscaldamento globale come causa dell’intensificazione dell’attività degli uragani”, dando anche una serie di interviste sul tema. Il risultato è che ci sono stati molti servizi giornalistici che hanno spiegato la stagione 2004 degli uragani dell’Atlantico, molto intensa, con una causa antropogenica, ovvero con i gas serra prodotti dall’uomo. Aascoltando e leggendo le trascrizioni di questa conferenza stampa e delle interviste, è chiaro che il dottor Trenberth è stato accuratamente citato e sintetizzato nelle sue dichiarazioni senza tradire il suo pensiero. Questi servizi dei media hanno avuto il risultato di offrire la percezione che il riscaldamento globale abbia provocato un intensificarsi e aggravarsi dell’attività degli uragani. Sono rimasto molto perplesso vedendo che i partecipanti alla conferenza stampa di Harvard erano arrivati alla conclusione che il riscaldamento globale sta avendo un impatto sull’attività odierna degli uragani. Che io sappia, nessuno dei partecipanti alla conferenza stampa ha mai condotto una ricerca sulla variabilità degli uragani né hanno mai citato qualsiasi nuova ricerca sull’argomento. Tutte le ricerche precedenti e attuali sulla variabilità degli uragani hanno dimostrato che non c’è alcuna tendenza a lungo termine all’aumento della frequenza e dell’intensità dei cicloni tropicali, né nell’Atlantico nè in nessun altro bacino. Anche i Rapporti dell’IPCC del 1995 e del 2001 concludevano che non c’era segno di riscaldamento globale nell’attività degli uragani Inoltre, c’è una forte evidenza supportata dai più recenti attendibili studi in materia che qualsiasi impatto futuro del riscaldamento globale sugli uragani sarà molto limitato. Gli ultimi risultati del “Geophysical Fluid Dynamics Laboratory” (Knutson e Tuleya, Journal of Climate, 2004) suggeriscono che, intorno al 2080, gli uragani potrebbero avere venti e una piovosità più intensa del 5% rispetto ad oggi. E si considera che anche questo piccolo cambiamento da qui alal fine del XXI secolo può essere un’esagerazione (Micheels, Kneppenberger e Landsea, Journal of Climate, 2005). Non capisco perché i miei colleghi utilizzino i media per avvalorare l’insostenibile tesi che la recente attività degli uragani sia dovuta al riscaldamento globale. Dato il ruolo del dottor Trenberth come Autore Principale dell’IPCC, responsabile della preparazione del testo sugli uragani, le sue affermazioni pubbliche così distanti dalla attuale conoscenza scientifica, mi hanno portato a ritenere che sarà molto difficile che il processo dell’IPCC possa andare avanti con obiettività a proposito dell’attività degli uragani. Io penso che quando delle persone si identificano con l’IPCC e fanno affermazioni così lontane dall’attuale conoscenza scientifica, ciò minerà la credibilità della scienza dei cambiamenti climatici e nel lungo termine diminuirà il nostro ruolo nelle politiche pubbliche. Le mie preoccupazioni vanno oltre le azioni del dottor Trenberth e dei suoi colleghi, e riguardano il modo in cui egli e altri responsabili dell’IPCC hanno risposto alle mie considerazioni. Prima dell’evento mediatico, ho avvisato il dottor Trenberth fornendogli una sintesi dell’attuale conoscenza scientifica nella ricerca sugli uragani. E sono stato molto deluso quando, dopo aver dimostrato la manipolazione delle scienze climatiche e invocato l’intervento autorevole dell’IPCC, la direzione della stessa IPCC ha sminuito le mie preoccupazioni. In particolare la direzione dell’Ipcc ha detto che il dottor Trenberth parlava a titolo personale anche se era stato presentato alla conferenza stampa in qualità di autore principale dell’IPCC; mi è stato detto che i media avevano esagerato o travisato le sue parole, anche se la registrazione della conferenza stampa e delle interviste racconta una storia ben diversa (e disponibile direttamente sul web); e che le parole del dottor Trenberth riflettevano accuratamente le conclusioni del Terzo rapporto, anche se è evidente che il Terzo rapporto dice chiaramente che non c’è alcuna relazione tra il riscaldamento globale e l’attività degli uragani. La direzione dell’Ipcc perciò non vedeva alcun problema nelle infondate affermazioni del dottor Trenberth ai media, malgrado il suo ruolo imparziale che dovrebbe avere come autore principale del prossimo Quarto Rapporto. E’ certamente vero che “i singoli scienziati hanno il diritto di fare ciò che desiderano”, come ha detto uno dei responsabili dell’IPCC. Conclusioni differenti e dibattiti anche accesi sono certamente importanti per procedere nelle scienze climatiche. Ma questa non è una onesta discussione scientifica condotta in un incontro tra ricercatori sul clima. Al contrario, stiamo parlando di uno scienziato con un importante ruolo nell’IPCC e che si presenta come Autore Principale dell’IPCC, che ha usato la sua posizione per diffondere ai media e all’opinione pubblica la sua convinzione che l’intensa stagione degli uragani nel 2004 fosse causata dal riscaldamento globale, affermazione diametralmente opposta a ciò che la ricerca scientifica dimostra e contraria alle conclusioni del Terzo Rapporto dell’IPCC. Questa situazione diventa perciò problematica quando mi è richiesto di stilare la sezione sulle variazioni osservate nell’attività degli uragani per il Quarto Rapporto, considerato che – ironicamente – è proprio il dottor Trenberth il responsabile di questo capitolo. Proprio a causa delle affermazioni del dottor Trenberth, il procedimento dell’IPCC per la nostra valutazione di questi eventi cruciali nel sistema climatico è stato sovvertito e compromesso, e la sua neutralità perduta. Se è vero che nessuno può “suggerire” agli scienziati cosa dire o non dire (neanch’io suggerisco ciò), è pur vero che l’IPCC ha scelto il dottor Trenberth come Autore Principale e siè fidato della sua capacità di portare avanti questo compito da un punto di vista neutrale, non di parte. Quando gli scienziati tengono delle conferenze stampa e parlano con i giornalisti, devono essere molto attenti a non riportare parzialmente il lavoro dell’IPCC. Ed è interessante notare che il dottor Trenberth, così desideroso di condividere con i media il suo punto di vista su riscaldamento globale e uragani, si è rifiutato di farlo alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici in gennaio dove pure ha svolto diversi interventi. Forse temeva che le sue speculazioni – degne di annunci pubblici – non avrebbero superato l’esame di colleghi scienziati del clima. Personalmente non posso in buona fede continuare a contribuire a questo procedimento che ormai ritengo motivato da agende pre-concette e scientificamente infondate. E siccome la direzione dell’IPCC non vede niente di sbagliato nelle azioni del dottor Trenberth e lo ha confermato come Autore Principale del Quarto Rapporto, io ho deciso di non partecipare più al Quarto rapporto dell’IPCC.
Cordialmente, Chris Landsea

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